In quasi tutte le tradizioni esoteriche torna la stessa immagine: una forza che dorme alla base del corpo e che, risvegliandosi, risale lungo la colonna fino al capo. In India la chiamano kundalini, il serpente avvolto su se stesso. Nell’immaginario occidentale e alchemico ricorre invece il Drago: la stessa energia, custode e potenza insieme, da affrontare e integrare.
Due immagini, una mappa del corpo
Che si parli di serpente o di drago, la mappa è sorprendentemente simile: un canale centrale lungo la colonna — la sushumna dei testi indiani — e una serie di centri energetici che si accendono lungo il percorso. È un linguaggio simbolico, non anatomico: descrive un’esperienza di apertura e di salita, non un organo.
Perché trattarla con misura
Proprio perché parla dell’energia più potente — quella generativa, vitale, creativa — questo tema va maneggiato con sobrietà. Tao Veda lo riconosce come dimensione reale dell’esperienza, ma non lo «agisce» e non promette risvegli. Lo accoglie come qualità di presenza, mai come spettacolo o tecnica forzata. È la stessa misura che la studiosa Lilian Silburn raccomanda nei suoi lavori sullo shivaismo del Kashmir.
Il Tao che può essere nominato non è il vero Tao. Tao Te Ching · cap. 1
Vale anche qui: nominare l’energia non significa possederla. Il compito è creare le condizioni e poi lasciare spazio.
Il ponte con l’Occidente
Non è un caso che Carl Gustav Jung abbia dedicato un intero ciclo di seminari alla Psicologia del Kundalini Yoga: vi leggeva una mappa del processo di individuazione, cioè del diventare se stessi. È uno dei ponti più affascinanti fra il sapere orientale e la psicologia del profondo — lo stesso ponte che attraversa la visione di Tao Veda.
Per approfondire
In bibliografia trovi Il potere del serpente di Avalon, gli studi di Silburn e i seminari di Jung. I termini nadi, chakra e via del Drago sono nel glossario.