Il quietarsi della mente
La dimensione intellettuale — pensieri che si allentano, non che si spengono.Quasi tutti viviamo dentro la testa. La mente razionale — quella parte che nomina, classifica, anticipa, calcola, ricorda, prevede, compara — funziona senza sosta. È una funzione utile, a tratti necessaria; ma quando occupa tutto lo spazio diventa una forma sottile di assenza dal proprio corpo.
Il primo movimento del trattamento non è spegnere la mente. È un'impresa inutile: più si combatte il pensiero, più il pensiero si rafforza. Il movimento è creare intorno ai pensieri abbastanza spazio perché possano allentarsi. I pensieri continuano a esserci. Si impara a riconoscerli senza trattenerli, a vederli passare senza lasciarsi trascinare da ogni associazione.
Nella tradizione taoista il pensiero ordinario viene paragonato a un'acqua agitata: non la si calma comandandola, ma lasciandola posare. Jung, con un altro linguaggio, distingueva fra la persona — la maschera sociale, la parte più esteriore e adattata della psiche — e le strutture più profonde che essa tende a coprire. In entrambi i casi, quietare la superficie non significa abolirla: significa permetterle di non essere l'unica voce.
Cosa accade praticamente
All'inizio del trattamento si privilegiano il respiro, il contatto, la qualità del tocco, l'invito all'ascolto. Non si chiede di non pensare. Si offre al corpo qualcosa di abbastanza concreto — una presenza, un ritmo, un appoggio — da permettere ai pensieri di restare sullo sfondo.
Molti, in questa fase, notano una cosa semplice e sorprendente: non sapevano di pensare così tanto. Il rumore diventa percepibile solo quando comincia ad abbassarsi.
Quando la mente si quieta non diventa vuota. Diventa più ampia. Si apre uno spazio in cui possono emergere dimensioni più profonde dell'esperienza.